lunedì 14 maggio 2012

Il cuore in gola


Quando scrivo che mi sono dovuta accettare col macete, parlo di questo. E dopo essermi fatta in piccoli pezzi devo  superare l’orrore dei miei errori, e doverli  far perdonare. Come ieri. Perdo la testa, e divento volgare. Pessima diresti tu. Come altri Lunedi di un tempo. Passati per fortuna quei lunedì. Come fai a rivolermi dopo, rimane un mistero. Una lola che non voglio,che non vuoi neanche tu,ma ogni tanto ritorna. A volte in pubblico poi. Non ho parole per me.  Solo suoni. Una ridente risata o uno schiaffo sonoro. O mi faccio ridere o mi faccio piangere. O sputi. Quelli che giustamente mi arrivano nel mojito. O vecchie immagini di  un tempo. Tu che vai via e io che rimango lì sordo muta. Lasciamo perdere và. In cosa riesco a mettermi da sola non si sa. Certe immagini passate di scuse già dette, già sentite, e tu che rimani li. Nessuno ti sposta. Sei grande amur. La risposta migliore. IL tuo dolce silenzio. E anche il non mio. Questo è già uscirne. Detesti il privato che diventa pubblico. E pure io. Ma stavolta me lo merito.  Errori pubblici,scuse pubbliche. E poi è un modo come un altro per scrivere. Forse mi fa bene. Ho già scritto di te. Un sacco di pagine. Da quando quella sera ero come un gatto bagnato e avevo freddo. Venivo da freddo della  fine. Niente amore casa feste droghe cane amici cene . Niente. Di comune accordo per lasciarmi con chi sai. Ci lasciammo un pomeriggio. Lui dormiva. Io pensavo. Pensavo che avrei dovuto lasciarlo. Pensai di fare un caffè e lasciarlo dopo. Quando si svegliò ci ripensai, pensai che ancora volevo continuare il gioco anche se era diventato difficile. Pericoloso per entrambi. Era cosi bello. Un uomo di sangue e pietra. Mai un opinione ritrattata mai un calcolo nel dire le cose, e muscoli veri. Di vero lavoro. Due spalle mai viste prima, adatte a portare una croce. Io. Quello che mi piace in un uomo. E poi un humor raro. Quando giocava col cane o coi bambini mi si fermava il cuore. Che non ho. Bello amur. Un grande. Lo sai poi. Poi quel pomeriggio mi lasciò lui. Aveva ragione,per gli stessi motivi coi quali lo avrei lasciato io, mi lascò, cosi ci lasciammo di comune accordo.  E ci lasciammo senza essersi mai presi. La casa a lui, a me il resto. Niente. Dopo qualche tempo incontrai te. E andammo all’after. E così ricambiò tutto. Ritornarono le cene gli amici le feste le droghe i baci e i cazzotti. Con l’estate arrivò la rivoluzione. In cui fosti il comandante. E io la Maria Antonia di una rivoluzione che non volevo. Qualcuno ci rimise la vita qualcuno il trionfo. Come in ogni rivoluzione a cui siamo destinati. In cui ci si bagna delle proprie lacrime. E attesi sulla porta come una donna del sud che aspetta il suo uomo che torna dai campi. Nel lutto di sempre. E tornasti coi frutti. E anche quella rivoluzione andò. E andarono anche le altre. Tutte vinte. Infatti siamo qui. Come ieri.  Comunque qui. Ancora. Quello è il mistero che a volte diventa magia. C’è sempre la rivoluzione quando scrivo. Ho pianto per ore sulla lettera di Che a Fidel. Ne ho fatto una bandiera un’estate. Quanta passione in una rivoluzione. Quanta fatica. Che uomini cazzo,che comandanti. In questo sei un esempio,comunque vada. L’esempio di chi ritorna dal fronte con l’aria che ritorna dai campi. E il frutto che portò è il mio cuore in gola. E poi partii io per la mia. E tornai coi miei fiori gelati in inverno e morti in autunno. E ritornammo noi. E finimmo in copertina. Baci e abbracci per i grandi ritorni. Le nostre foto più belle. Una lola bella,bionda e positiva e come una regina insieme al suo re. E tu mani da ritrovare e occhi da rivedere. Un altro dei Re. Poi io feci un talent show e tu una piccola parte in un film. Ci portò bene quel ritorno. Arrivò l’estate e tu c’eri. Tutti i giorni, e le sere. Come il sole e le stelle. E le albe che avevano  un punto nero. E io le prendevo e  le accartocciavo come un foglio e le scagliavo al muro. Nessun difetto deve avere L’alba. Come l’anima. Neanche una piega. E questa idea ti piace. L’hai presa e postata. L’ho notato. Ho sempre notato che mi segui.  Mi piaci e mi leggi. E poi ripartii. Stavolta Sanremo. E anche li ci sei stato. Nella confusione dei fiori ti sentivo. E io ero in ascolto. Le nostre storie hanno parole migliori delle nostre. Basta ascoltarle. E quella storia funzionava. Infatti funziona. Una classica canzone di sanremo che però funziona. Infatti ha vinto.  E poi l’oblio. Così viviamo da questa parte della rivoluzione.Della canzone. La sessantasessantaennessima edizione del festival della musica italiana. Grandi giri di valzer e voli di colombi. Come al circo. Questo nostro. Che ogni sera portiamo in giro. Il grande circo davanti ai bar..Prendete posto signori. Il circo dei freak. Il mio il tuo e quelli dello spettacolo di ieri. La donna barbuta,L’uomo squalone  e l’equilibrista. Io mi sono esibita in una squallida piece. Tu no. Sei stato grande. Molta classe. Dopo il mio show sono andata in camerino a prendere da bere. E tu al mio ritorno ci hai sputato dentro, Io non ho parole per noi. Solo buonanotte. Vi ringrazo della tensione. A sabato prossimo..

Siglaa!

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